il Bianchello del Metauro

il Bianchello del metauto e la sua storia nei 50 anni di doc

IL BIANCHELLO DEL METAURO

La Denominazione di Origine Controllata Bianchello del Metauro (approvata con D.P.R. nel 1969) è riservata a vini a bacca bianca ottenuti almeno per il 95% da vitigni denominati Biancame e un fino ad un massimo del 5% di malvasia lunga bianca.

Se la tipologia di vitigno, quindi, chiarisce la prima parte del nome della DOC, “Bianchello del Metauro”, per comprenderne anche la seconda occorre far riferimento alla zona di produzione delle uve, ossia le terre che abbracciano la vallata del Metauro, principale fiume della regione Marche, nella provincia di Pesaro e Urbino.

Il Metauro (che trae il suo nome dai due fiumi che lo originano, il Meta e l’Auro, a Borgo Pace) scende dall’Appennino umbro-marchigiano fino al Mar Adriatico, snodandosi lungo comuni e borghi caratteristici, ricchi di storia, cultura, natura e tradizioni enogastronomiche. Dei 23 comuni compresi nella Valle del Metauro, ben 18 rientrano nel Disciplinare di Produzione della DOC Bianchello del Metauro. Si tratta di territori vocati alla viticultura grazie a tutta una positiva serie di elementi pedoclimatici (clima mite, ambienti collinari, tipologia dei terreni, vicinanza al mare) e di tecniche colturali/produttive (ampio ritorno all’agricoltura biologica, tecniche di cantina incentrate sulla qualità del prodotto). Tradizione vitivinicola, quella del Bianchello del Metauro, che risale a tempi decisamente remoti, se si pensa che lo stesso Tacito lo annovera tra le cause della sconfitta dell’esercito di Asdrubale, ad opera dei romani, nella famosa Battaglia del Metauro del 207 a. C. Sconfitti, i cartaginesi, perché troppo ubriachi!

bambina che assaggia un acino di bianchello del metauto

Acutamente ed ironicamente coglie la duplice natura del vino, storica e profondamente legata al territorio, Mario Soldati, che giocando sul nome scrive: «trovo una contraddizione insanabile tra la pomposità imperiale, classicheggiante di “Metauro”, e l’umiltà, la familiarità di “Bianchello”: senza contare che Bianchello aderisce perfettamente al gusto del vino e lo definisce perfettamente». Il Bianchello del Metauro è infatti un vino fresco, vivace, di compagnia, che riflette il sole delle sue colline e l’aria frizzante e salmastra del mare. Racconta la storia della sua terra, l’impegno delle sue genti e l’amore per un territorio tutto da scoprire.

Da sempre definito come un vino di grande beva, il Bianchello del Metauro sta raggiungendo negli ultimi anni risultati importanti dal punto di vista qualitativo,

mostrando una personalità sempre più spiccata. Ciò grazie ai crescenti investimenti sui vitigni autoctoni, ma anche, soprattutto, all’impegno e all’esperienza di produttori e viticultori. All’interno di questa ascesa del Bianchello del Metauro, non vanno dimenticati l’impegno e la passione di persone che per l’amore nei confronti del proprio territorio hanno contribuito in modo significativo al realizzarsi di veri e propri prodigi. Prima fra tutti Sara Bracci che, con la creazione de la Staffetta del Bianchello nel 2013, ha dato vita ad un percorso di promozione unico nel suo genere, alimentando un circuito foriero di un nuovo modo di vivere la cultura del vino, in simbiosi e armonia col territorio, con la gente che lo vive, con le cantine.

il grappolo di bianchello del Metauro nella vallata del Metauro

Quest’anno, 2019, il Bianchello del Metauro compie i suoi cinquant’anni dal riconoscimento come DOC. Un anno speciale, quindi, affinché il grande pubblico possa avvicinarsi e conoscere questa chicca enologica della regione Marche. La Staffetta del Bianchello è ovviamente in prima linea per accompagnare, chiunque abbia la curiosità di mettersi in gioco, attraverso un cammino che è sempre sui tuoi passi, Sara.