3 Tappa l'Altra Staffetta Az. Ag. Libenzi

La terza tappa de L’Altra Staffetta è iniziata con un interessante tour di Corinaldo. Affascinante borgo dell’anconetano che conta poco meno di 5000 abitanti. Vicoli e palazzi storici hanno affascinato i partecipanti al tour del Paese. Grande interesse per la Chiesa del Perdono, che ci è stata spiegata nel dettaglio dalla nostra guida, Andrea.

Corinaldo è la città natale di Santa Maria Goretti, martirizzata nel 1902 a soli 12 anni. Proclamata Santa il 24 giugno 1950. La Chiesa del Perdono è collegata proprio alla sua figura, poiché Maria Goretti ha perdonato in punto di morte il proprio carnefice. Maestoso l’organo dentro la Chiesa, opera del Calligaro che ha dato il nome a quel particolare strumento. Tornando alle macchine si è passati in Piazza d’Armi e abbiamo rivisto le affascinanti scale con il Pozzo della Polenta. Tra gli aspetti più simpatici della città, c’è sicuramente la Casa di Scuretto, che in realtà casa non è, poiché ha solo la facciata con il numero civico. La storia è al limite tra l’ironico e il triste ed è perfettamente riassunta dalla targa che vi è sopra “Questa è la “casa” di Scuretto, al secolo Gaetano, calzolaio, uomo semplice ed eccellente bevitore. Il figlio, emigrato in America, gli mandava regolarmente dei soldi per costruire una casa, a Corinaldo, dove tornare un giorno ad abitarvi. Scuretto i soldi se li beveva regolarmente nelle osterie del borgo, finché il figlio, insospettitosi, chiese una foto della casa. Scuretto allora fece costruire solo la facciata, con tanto di numero civico e si fece fotografare di fronte, come affacciato ad una delle finestre. La casa o meglio la facciata, oggi è ancora qui, incompiuta, anche perché i soldi non arrivarono più”

l altra staffetta fa una passeggiata a corinaldo prima di bere il verdicchio della fattoria Laila Libenzi

La nostra guida ci ha spiegato nel dettaglio l’etimologia del nome Corinaldo e le diverse interpretazioni. Il nome deriva probabilmente da "Curia di Rinaldo", antico nome longobardo del primo nucleo di abitazioni en epoca altomedievale. Ma si tratta di un’ipotesi recente. Precedentemente si credeva, invece, che il nome Corinaldo derivasse da "Corri in alto", ipotetica esclamazione che i cittadini romani superstiti dell'antica città romana di Suasa avrebbero pronunciato al momento di abbandonare la città romana distrutta. Questa si trovava infatti a fondovalle ed è stata lasciata dagli abitanti per salire in una delle vicine colline, militarmente più difendibili, su cui poi avrebbero edificato il paese di Corinaldo. 

la guida ci ha condotto nelle meraviglie di corinaldo e raccontato fantastiche storie l’ altra staffetta errante marchigiane

Ma la città ha anche una storia legata al mondo del vino e questa ci è stata approfondita quando siamo arrivati a casa di Laila Libenzi, che ci ha accolto nella sua bella terrazza. Gli onori di casa sono stati fatti da Andrea. «La nostra è un’azienda vecchia, ma al tempo stesso anche giovane. Tutto è iniziato grazie a mio nonno, anconetano, che negli anni Cinquanta, volendo fare un investimento ha deciso di comprare delle terre qui a Coriano. Ai tempi era tutto a seminativo. Solo negli anni Sessanta sono stati piantati i vigneti. La cantina, come era abitudine del tempo, era un po’ un gioco, ma negli anni la vigna si è ingrandita. Oggi siamo arrivati a 30 ettari a cui se ne aggiungono altri tre ad Ancona. Inizialmente vendevamo prevalentemente vino sfuso. Abbiamo iniziato con il porta a porta e con contatti con degli alberghi e qualche privato.

la famiglia Libenzi con Anna bracci presidente dell’ ass culturale camminando sui tuoi passi l ‘ altra staffetta

È così iniziata l’attività che ha portato poi all’imbottigliamento – spiega Andrea – Intorno agli anni Duemila abbiamo piantato nuove vigne, aumentandone la densità. Siamo arrivati ad avere 6000 piante per ettaro, ma la qualità è sempre garantita da un’attenta selezione dei grappoli. Tutto è raccolto a mano da una squadra di 35-38 persone. Anche per il vino sfuso». 

l’Azienda Agricola Laila Libenzi, fa molta attenzione all’obiettivo con un vino viene prodotto. L’esempio portato da Andrea è stato molto chiaro: il Baccaloro (100% Verdicchio), vuole essere un vino che, a tavola con gli amici, venga finito con facilità grazie alla sua acidità e freschezza. Un vino adatto a un aperitivo. Un vino facile da bere, ma bello strutturato. In azienda lo definiscono vino base. Credono fortemente nell’importanza di mantenere le caratteristiche dell’uva. Per questo la maggior parte dei vini Libenzi fa solo acciaio, non legno. Per evitare che il vino diventi più pesante e se ne modifichino le peculiarità. «È un nuovo modo di concepire il Verdicchio. Anche se alcune Guide non concordano con questa filosofia, all’estero è molto apprezzato – continua Andrea – Sono molto fiero del risultato del 2018, molto migliore dell’anno precedente. Abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo posti».

Durante la serata c’è stato un interessante approfondimento sui tipi di tappi. Per imbottigliare viene usato dall’azienda il tappo sintetico, che garantisce un ottimo mantenimento del vino. Ampio uso viene fatto del tappo stelvin. Anche se in Italia stenta a partire, all’estero ha molta presa. C’è infatti l’usanza di portarsi via la propria bottiglia se non viene terminata. Questo “asporto” viene molto facilitato dal tappo che si avvita. Per alcune bottiglie selezionate, l’azienda usa il tappo diam. 

alcuni dei bellissimo scorci di corinaldo l’ altra staffetta

Immancabile la presentazione dei progetti de La Staffetta del Bianchello e de L’Altra Staffetta. Un doveroso richiamo la Fondazione Pirozzi Onlus. Sono state molto apprezzate le magliette artistiche che, ricordiamo, saranno quattro. Una per ogni mese delle Staffette. 

Una bella serata, all’insegna del buon vino e del buon cibo, in un ambiente professionale, ma allo stesso tempo molto familiare. Si è riusciti a creare un’atmosfera ideale per chiacchierate e confronti, che poi, il vino serve proprio a questo. 😉